DREAM THEATER – Scenes from a Memory: Metropolis Part 2 – 1999 ?>

DREAM THEATER – Scenes from a Memory: Metropolis Part 2 – 1999

Per poter raccontare la storia di Scenes from a Memory: Metropolis Pt. 2 dobbiamo fare un salto indietro di sette anni rispetto al 1999 e partire dal secondo strepitoso album dei Dream Theater, Images and Words pubblicato nel 1992…Tutto ha inizio con la quinta traccia, Metropolis – Part I: “The Miracle And The Sleeper”, che narra la storia di Edward e Julian Baynes, rispettivamente The Miracle e The Sleeper, due gemelli legati in modo indissolubile come solo Cronenberg è riuscito a rappresentare in Inseparabili (Dead Ringers, 1988): “due corpi, due menti, un anima”. La canzone racconta di come i due sono venuti a conoscenza delle tre danze della vita: la danza finale (la morte), la danza per la sopravvivenza nella spietata Metropolis (la falsità) e la danza dell’eternità (l’amore). Quando nel 1992 John Petrucci scrisse questa canzone, non aveva nessuna intenzione di realizzare una part 2, perché doveva essere semplicemente un modo un po’ provocatorio e scherzoso di incuriosire al momento della pubblicazione di Images and Words.

E’ stato durante la registrazione di Falling Into Infinity (1997) che i fans hanno iniziato ad attendere “veramente” la realizzazione di un Metropolis Pt.2. La band ha cominciato così a scrivere la traccia sotto forma di una demo (presente in “Falling into Infinity Demos“). Si doveva trattare di un’unica lunga traccia (circa venti minuti) da includere nel secondo CD del suddetto album, ma per motivi di produzione non è stato mai realizzato. Nasce così un intero concept album, una vera e propria opera che include metal, prog, jazz, gospel, dramma, new age e thriller e che ha sviluppato il germe impiantato in Metropolis Pt.I e lo ha esploso in Scenes from a Memory: Metropolis Pt. 2, quello che insieme ad Awake e allo stesso Images and Word forma il trittico vincente dei Dream Theater. Il gruppo, attraverso un ritorno alle sonorità dei primi album, cerca di rimediare al flop commerciale dell’album precedente, sfruttano a loro vantaggio non solo le influenze musicali, che vanno dai Pink Floyd, a The Who, passando per Marillion, Genesis, Deep Purple e Queen, ma anche quelle cinematografiche per la costruzione di tutto il concept dell’opera. Il plot diScenes From a Memory è infatti stato mutuato apertamente dal film L’altro Delitto (Dead Again) di Kenneth Branagh del 1991, riprendendone la struttura, i risvolti narrativi e la figura dell’ipnotista. Dalla stessa pellicola, inoltre, è stato tratto il tema della reincarnazione e della perdita di memoria, concetti già sviluppati in The Shining (Kubrick, 1990) eAngel Heart – Ascensore per l’Inferno (Parker, 1987) (film che consigliamo a tutti di vedere).

Pubblicato a fine ottobre del 1999, l’album è diventato così una pietra miliare di fine millennio, in un panorama heavy metal in cui band come Megadeth, ma soprattutto Metallica,  esploravano terreni lontani dal thrash,  gli Iron Maiden si stavano ricongiungendo a Dickinson, i Death si erano forzatamente sciolti a causa della morte di Chuck, e della vecchia guardia rimanevano solamente i Testament che, con The Gathering, potevano camminare a testa alta mentre nuove sonorità come i Nevermore si stavano affermando nel panorama… e questo solo per citare i gruppi più conosciuti. Come un’opera teatrale, l’album è strutturato in due Atti, per un totale di nove Scene. Il booklet indica non solo i personaggi presenti, ma lo spazio-tempo dell’ambientazione, differenziando gli avvenimenti del passato con l’uso del corsivo. Eccezion fatta per il narratore, tutti i personaggi sono interpretati dalla voce di LaBrie; il libretto diventa dunque indispensabile per rendere il contenuto intellegibile e per la corretta comprensione degli avvenimenti, degli interpreti e delle vicende che ci accingiamo a raccontare:

Atto I
Tutto ha inizio “Somewhere like a scene from a memory“, esattamente nel 1928 a Echo’s Hill…
“Prima scena: Regression” | Con la sua voce calma e candida, e con le note della melodia di “The Spirit Carries On” in sottofondo, LaBrie interpreta il protagonista della nostra storia, Nicholas, il quale viene invitato dall’ipnotista a rilassarsi tramite l’uso dell’orologio, affinché possa entrare in ipnosi e prendere contatto con il suo passato. Tutto all’inizio è annebbiato, finché non diventa nitido e Nicholas ricorda Victoria Page…

Seconda scena (I): Overture 1928” |Dopo un evidente richiamo al primo Metropolis, è un avvio corale quello che apre il brano: i giri di basso a sei corde di Myung; gli assoli di Petrucci; i synth e i pad di Rudess che creano un’atmosfera coinvolgente; e infine i cambi di tempo di Portnoy che in quest’album si conferma come uno dei batteristi più virtuosi al mondo, nonchè compositore e regista (ci riferiamo al video Metropolis 2000: Scenes From New York). Il brano è tormentato e ci precipita nella giusta atmosfera in un rincorrersi di battute caratterizzate da frequenti cambi di tempo e riff più ariosi e posati. Esattamente come le più classiche delle overture, la traccia propone, in circa tre minuti, melodie che si ripresenteranno più avanti nel corso dell’intera opera in forma strumentale. Allo stesso modo Nicholas rivede in un instante la propria vita precedente incarnato nel corpo di Victoria: una vita sofferta, avvolta in un mistero da risolvere nel corso dell’intero album.

Seconda scena (II): Strange Déjà Vu” | I riff metallici di Petrucci fanno da apripista all’ingresso degli altri componenti. Portnoy si diverte come non mai con le sue ritmiche, utilizzando spesso la doppia cassa anche in situazioni insolite, mentre Rudess si sbizzarrisce tra decine di suoni acustici e sintetici in un incrocio di metal, progressive e virtuosismi jazzistici. LaBrie carica di pathos la canzone, narra la storia di come Nicholas sia felice per aver ricordato parte della sua vita precedente e non veda l’ora di tornare nuovamente nel mondo del ricordo vivido, alla ricerca di ulteriori dettagli. Ricorda ambienti familiari, un sentiero, una casa; al suo interno, nell’aria, il freddo è spettrale; sale le scale e in cima c’è una stanza, entra, e noi con lui; trova una ragazza riflessa nello specchio e comprende che c’è una ragione per la quale lei lo sta richiamando. Negli occhi della giovane c’è una storia mai raccontata; una storia di dolore e tragedia che ha il bisogno di condividere con Nicholas e con tutti noi; una storia che sta lacerando la loro anima e la nostra. Victoria ha la tristezza nel cuore, non solo per la sua tragica morte, ma anche perché ha il rimorso di non aver mai confessato all’amato Julian la relazione con il fratello Edward. Nicholas si veglia nella realtà di Metropolis, ma l’altra vita lo ossessiona tutti i giorni; un’altra vita nella quale non riesce ancora ad entrare senza la chiave d’accesso alla propria mente. La sua anima è come spezzata in due in un continuo déjà vu tra presente e passato.

Terza scena (I): Through My Words” | E’ la canzone più breve dell’album, una classica ballad che funge da intro alla parte successiva e che ha come strumento principale il piano, il quale accompagna la calda voce di LaBrie/Nicholas. Egli ricorda, attraverso le parole di Victoria, la fatale storia della quale lei è stata impotente vittima degli eventi; tutto ciò che hanno visto gli occhi di lei, quello che ha sentito, è inciso nella memoria di Nicholas e sarà raccontato dalle sue parole durante le sedute, vivendo in due menti legate da un filo impossibile da spezzare.

Terza scena (II): Fatal Tragedy” | Il piano di Rudess lentamente ci carica di suspance per poi dissolversi fino all’ingresso della chitarra e del suo breve assolo che, in questa prima fase, richiama echi e suoni del grande Brian May. Il pezzo si scalda subito aprendo a sonorità decisamente più dure:  la tastiera diventa hammond intervallandosi con i voli di Petrucci, mentre Myung dà loro supporto, in un alternarsi e intrecciarsi indissolubile, come Nicholas e Victoria, fino a raggiungere un climax d’estasi con gli assoli più memorabili e lunghi dell’intero album.  Nicholas è tormentato, sconvolto dalle immagini annebbiate e strazianti che riemergono nella sua mente durante la notte. Un giorno incontra un anziano, che abita nella vecchia casa di Victoria, il quale gli racconta della notte in cui lei è morta: “Si parlò di questa fatale tragedia per anni“, dice. Scopre che la verità è ancora avvolta nell’ombra: la ragazza è morta troppo giovane e adesso rimangono solo i ricordi di una terribile tragedia, un mistero sul quale Nicholas ha bisogno di fare luce… per se stesso, per la verità, per l’amore di Julian e Victoria.

Quarta scena: Beyond This Life” | E’ un avvio pirotecnico quello della sesta traccia: un insieme di chitarra metal rinforzata dalle tastiere; batteria con rullante e cassa a farla da padrone; e synth ipnotizzanti. Nel loro estremo tecnicismo, aprono alla narrazione, accelerando e rallentando i ritmi in concomitanza con le scene, ricreando così un’atmosfera tragica, misteriosa e poliziesca allo stesso tempo. Continui cambi di tempi, trame, ritmi serrati e lenti giri di chitarra acustica, guidano LaBrie accompagnato a sua volta dal controcanto di Petrucci e Portnoy. Devastante l’assolo di Rudess che si concede il lusso di suonare jazz nel progressive/metal cambiando, durante la sua escuzione, una decina di suoni per poi chiudere ritmicamente con degli hammond aggressivi che ricordano tanto i Deep Purple. Ancora una volta Petrucci non si dimostra da meno e lo segue a ruota, mostrando tutta la sua tecnica e velocità, prima di restituire la palla al tastierista, che in quest’album da il meglio di sé assumendo un ruolo dominante. Il testo non è che l’articolo di prima pagina del quotidiano Daily Times del 28 Gennaio 1928: “Omicidio, giovane ragazza uccisa. Disperata sparatoria a Echo’s Hill. Una fine terribile, l’assassino è morto, evidentemente suicidio“. Un falso testimone (Edward) è accorso dopo gli spari e ha trovato la ragazza morta, al suo fianco c’era Julian nervoso, tremante, con la pistola in mano; il senatore cerca di dissuaderlo, ma il fratello rivolge l’arma su se stesso,  fa fuoco e il corpo esanime cade su quello della povera ragazza. “Una triste fine per una storia d’amore spezzata“. Ma questa non è la verità… Edward, in realtà, ha premeditato l’omicidio, perché Victoria aveva deciso di lasciarlo per tornare da Julian. Gli investigatori, però, non fanno troppe domande e, oltre ad un coltello che Victoria ha (inspiegabilmente) portato con sé, trovano perfino un messaggio nella tasca di Nicholas (scritto da Edward durante Finally Free): “Sento che è rimasta solo una cosa da fare, devo al più presto togliermi la vita piuttosto che vivere sapendo di averti perduta“. Tutto deve far pensare a un banale omicidio passionale…

Quinta scena: Through Her Eyes” | Gli stupendi vocalizzi di Theresa Thomason introducono la nuova traccia insieme ad un sofferto assolo di Petrucci. Entrambi ci trasportano nell’anima di Victoria, prima che una calda ritmica della batteria campionata, suonata con “mano di piuma”, il basso fretless di Myung e la voce di LaBrie ci commuovano in uno dei momenti più toccanti dell’intera storia. Questa volta sono le parole scritte dallo stesso Petrucci a raccontare la vicenda ed il brano culmina proprio con un suo assolo. Nicholas si rende conto che, in quella notte illuminata dalla luna, lei è stata una vittima predestinata, sopraffatta dagli eventi. Raggiunta la tomba di Victoria, Nicholas legge le parole del suo epitaffio: “In loving memory of our child, so innocent, eyes open wide“, che ancor più rievocano la dolcezza della ragazza. Insieme alla consapevolezza, cresce in lui un’antica tristezza, accompagnata da un profondo senso d’ingiustizia: si sente vuoto, come se una parte di lui fosse morta. Attraverso gli occhi di lei, Nicholas piange come un bambino per l’amore perduto di Julian e, contemporaneamente, acquista consapevolezza; lui ha avuto tutto dalla vita mentre a Victoria non è stata data nessuna possibilità se non la morte. Realizza dunque di dover soffrire ancora una volta per la ragazza riemersa nella sua coscienza, comprendere appieno il loro passato e capire perché lei l’abbia cercato.

Atto 2
Sesta scena: Home” | Sono i synth orientaleggianti della tastiera ad aprire il secondo atto con Home, la canzone più lunga e complessa dell’intero Scenes From a Memory. Gli effetti wah-wah abbinati sia al suono distorto della chitarra che al suo rinforzo di tastiera, aprono la via al cantato.  LaBrie narra  di passione e desiderio, raggiungendo rare vette emotive prima del ritorno delle scale arabe e dei cambiamenti di tempo incalzanti, che ricondurranno a loro volta al ritornello e nuovamente alla voce. Un lungo assolo psichedelico di Rudess ci riverbera nella mente le memorie della ragazza, rievocando il 1928 con l’aiuto del solito Petrucci, che spara rapidi assoli come raffiche di mitragliatrice. Sul finale, tastiere, chitarra e batteria si caricano ancor più d’enfasi, tecnica e virtuosismi con assoli incrociati di lead-synth aggressivi e strumenti orientali sapientemente ricreati, fino al loro trasmutarsi nell’inizio di The Dance of Eternity.  E’ il 1928, Julian “The Sleeper” è rapito dal desiderio, la sua storia con Victoria è finita; Metropolis, con la sua anima decadente lo richiama a casa, nella sua perdizione, perché i demoni del gioco d’azzardo stanno venendo a prenderlo ancora una volta per portarlo via. Campioni di slot machines e monete tintinnanti ci proiettano nella realtà dell’epoca con sprazzi di vite dei personaggi come l’amplesso di Victoria ed Edward. Questi, infatti, racconta la prima volta che Victoria è andata da lui, vomitando tutte le pene dell’amore finito con Julian. Il senatore è combattuto, sa che Julian è suo fratello, sangue del suo sangue, conosce il legame indissolubile che li lega, ma nel contempo è inebriato dalla giovane ragazza: la ama e non riesce a stare lontano da lei. In cuor suo, però, “The Miracle” sa bene che se riuscirà a sedurla il loro amore sarà solo una farsa, poiché lui non sarà altro che il surrogato di Julian, l’unico vero amore di Victoria; ma non importa, la sposerà ugualmente. Infine torna Nicholas, che finalmente ha capito, non ha più dubbi: per liberarsi deve riuscire a recuperare i ricordi, risolvere il mistero e scoprire cos’è veramente successo quella sera.

Settima scena(I): The Dance of Eternity” | Se non fosse ancora chiaro, un ruolo predominante in tutto l’album è assunto da Rudess che crea l’atmosfera di tutta l’opera. A maggior ragione, in questa traccia, densa ed esclusivamente strumentale, il tastierista dà il meglio di sé, supportato da Petrucci e Portnoy, assurgendo a prima donna per la quasi totalità del brano; lo stesso che richiama proprio l’ultima frase di “Metropolis Pt. I“, per l’esattezza “Love is the Dance of Eternity“. Nell’intro, infatti, prima che volute di tecnicismi la facciano da padrone, è presente un campionamento rovesciato proprio dellla Pt. 1  oltre a una breve sezione che ne richiama le melodie. Un pezzo che, soprattutto nella parte più allegorica e “circense”, ricorda quel fortunato side project che fu il Liquid Tension Experiment.

Settima scena(II): One Last Time“ | E’ un ritmo lento ad aprire la decima traccia, virtuosismi al piano (che  ci ricordano la provenienza di Rudess dalla disciplina classica) accompagnano la voce di LaBrie, pronta a essere supportata in un secondo momento dalla chitarra. One Last Time è una traccia che, dopo le fatiche di Home e The Dance of Eternity, serve a far riprendere fiato al gruppo e agli ascoltatori, senza allontanarsi dal tema di tutta l’opera. Un brano lento e toccante, volutamente sottotono e scritto interamente dallo stesso LaBrie, che canta di come Nicholas sia perplesso: la scena del crimine, il giornale, le prove; tutti gli elementi non lo convincono. Nella sua testa, come un vortice, sente la voce di Victoria che sembra aver lasciato Edward: “Un ultima volta ci stenderemo oggi, un ultima volta fino a che spariremo“. Nicholas approfondisce le indagini e visita la casa del senatore, dove rinviene numerosi indizi che confermano i dettagli della relazione tra i due. Quando attraversa la porta della camera da letto sente freddo, poi una visione: “un uomo chiede perdono a una donna che sta urlando“… ma è ancora troppo poco per riuscire a ricostruire gli eventi.

Ottava scena: The Spirit Carries On” | Il ritmo è ormai calato e The Spirit Carries On, con la sua delicatezza nelle sue intime riflessioni, si apre con la chitarra acustica e il piano che disegnano un momento di quiete prima della tempesta, facendo da preludio al gran finale che culminerà in Finally Free. Assistito ancora una volta da Theresa Thomason, LaBrie canta della trascendenza dello spirito, che vola sulle note degli assoli di Petrucci -stavolta è lui a dettare la linea- prima di raggiungere i cori angelici dell’eternità, i quali si rivelano essere in realtà un vero e proprio coro Gospel diretto dallo stesso Rudess. Nicholas riflette su ciò che gli succede, ponendosi le domande esistenziali che ognuno di noi almeno una volta si è posto: da dove veniamo? Perché siamo qui? Che fine facciamo quando moriamo? Si dice che la vita sia troppo corta e che  essa sia l’unica a disposizione ma forse non è così, perché lui ha già vissuto nelle sembianze di Victoria. Nicholas prende coscienza di sé, inizia a realizzare che, al di là di ogni accadimento, nella propria vita c’è qualcosa  che trascende, che va oltre: lo spirito. La morte non gli fa più paura perché non è la fine di tutto, ma solamente il passaggio verso nuove vite e nuove esistenze. Per la prima volta Victoria gli appare da lucido e lo invita a essere coraggioso, a non piangere per lei, perché l’importante è che il ricordo della sua persona  non sparisca, in modo che lui possa raccontare la verità. Nicholas è privo di paura e libero dal dolore, in pace con se stesso e con Victoria, ed ha finalmente capito il senso di tutto quello che gli è successo. Il suo compito è quello di fare luce sull’omicidio di settant’anni prima.

Nona scena: Finally Free” | Nicholas, guidato dall’ipnotista, esce dal suo ultimo stato di trance e sale in auto per andarsene. Il brano comincia con gli eventi di quel venerdì sera con The Miracle/Edward che ha appena commesso l’omicidio: le sue mani sono ancora sporche del sangue dei due amanti. Non ci sono stati testimoni e il senatore deve agire in fretta per mascherare i fatti: prepara il biglietto di disperazione con il quale Julian passerà per l’assassino. Sono infatti trame nere, quelle che aprono l’ultima traccia, il gran finale: Rudess e Petrucci caricano l’aria con atmosfere cupe, da colonna sonora, dove gli archi assumono una posizione predominante, accompagnati dalla chitarra acustica fino all’ingresso della batteria e della voce. Poi è Victoria a parlare, ed è emozionata perché sta per lasciare Edward. A breve avrà un incontro segreto con Julian, l’amore della sua vita, e finalmente non sarà più divisa tra loro due. Un intermezzo di campionature, accompagnate da suoni di campana e rinforzi di basso al pianoforte, svelano le dinamiche dell’omicidio: Edward, in realtà, è a conoscenza dell’incontro, li sorprende e uccide il fratello dopo una colluttazione; infine si dirige verso Victoria, le fa aprire gli occhi (“open your eyes, Victoria!“) e le spara. Lo strazio del loro amore infranto ci affligge finché un assolo di chitarra chiude con il passato, con le memorie del 1928 e con il dolore; Edward lascia infine la falsa lettera di addio, chiama aiuto e recita il ruolo del falso testimone. Julian, morente, striscia per raggiungere la ragazza morta, le si adagia addosso e pronuncia le sue ultime parole: “Un’ultima volta ci stenderemo oggi, un’ultima volta fino a che spariremo“. La morte sopraggiunge e i loro spiriti si distaccano dai corpi; le paure spariscono e tutto diventa chiaro; appare una luce accecante e Victoria si reincarna in Nicholas. Anche la voce di LaBrie si innalza nell’aria come l’animo di Nicholas, finalmente libero dal dolore della vita irrisolta di Victoria. Nicholas non è più schiavo dell’ossessione, perché ha finalmente fatto luce sull’omicidio e sa che un giorno rivedrà ancora la sua amica. La traccia giunge dunque al termine, nell’estasi spirituale del ragazzo, ma non è ancora finita: prima della conclusione, un nuovo inserto di effetti sonori svela a tutti il vero finale… Mentre Nicholas torna a casa, la musica, fino ad ora solamente interprete/spettatrice esterna, entra in modo repentino all’interno della storia attraverso il canale radio della sua auto. Raggiunta l’abitazione, il ragazzo si rilassa guardando la televisione e poi si versa da bere suonando un pomposo vinile. Pochi istanti dopo, irrompe nella stanza l’ipnoterapeuta esclamando: “Open your eyes, Nicholas!“, e svela di essere in realtà la reincarnazione di Edward, che uccide lo stesso Nicholas e quindi l’anima di Victoria ancora una volta.

Nel 2000, la rappresentazione semi-teatrale dell’intero concept album è stata registrata durante lo svolgimento della tappa di New York del tour nordamericano ed è stata distribuita in DVD con il nome di Metropolis 2000: Scenes from New York (la trovate nei link video diretta dallo stesso Mike Portnoy). Durante l’esecuzione live, sono state proiettate numerose riprese girate appositamente da alcuni attori per rappresentare la storia con Nicholas, Victoria ed Edward, mentre, on-stage, un altro attore interpretava l’ipnoterapeuta che fa entrare LaBrie/Nicholas in regressione prima dell’inizio dello stesso show. Chi ha avuto la fortuna, come noi, di assistere a quel tour sa bene l’effetto devastante che ha creato nel pubblico il connubio tra la musica dei Nostri e il susseguirsi di immagini sullo schermo. Una scelta comunque indovinata, che ha permesso ai fan di apprezzare ancor di più il lavoro speso per quest’opera, anche se nella sua forma non certo originale; non ce ne vogliate se qui ricordiamo anche i leggendari Pink Floyd o i sempre troppo sottovalutati Savatage.

Come nella loro migliore tradizione non sono solo gli arrangiamenti ad essere curati, ma anche il booklet che, seppur nella sua semplicità nel richiamare un libretto d’opera, risulta efficace e leggibile. L’illustrazione di copertina di Dave Mckean, inoltre, si distacca dai canoni classici proiettandoci subito in un immaginario di mistero. A volerlo cercare, a nostro avviso l’unico appunto riguarda il missaggio finale e quindi la qualità del suono dell’intero disco. Abituati a produzioni cristalline, qui ci troviamo di fronte ad un suono fin troppo ricco di frequenze medie e poco brillante rispetto a lavori precedenti, ma, vista la complessità e l’argomento della trama, potrebbe essere benissimo una scelta voluta dagli stessi Portnoy e Petrucci.

Conosciuto durante dell’esperienza maturata nel 1997 con il progetto Liquid Tension Experiment (Petrucci, Portnoy, Rudess, Levin), Rudess viene ingaggiato dai Dream Theater per sostituire Derek Sherinian. Quest’album segna il suo l’impetuoso ingresso in squadra, che innalza l’asticella del virtuosismo e della tecnica dei ragazzi originari di Boston. Il tastierista, infatti, proviene da una solidissima formazione classica, cosa che si evince fin dal primo ascolto: assoli ipersonici, sequenze armoniche da urlo, orchestrazioni ottimamente arrangiate, cura maniacale dei suoni che faranno impazzire i puristi della tecnica, ma non gli amanti dei suoni “corposi” e aggressivi di Sherinian (a riprova di ciò, potete rispolverare quel capolavoro sottovalutato di Falling Into Infinity).

Per quanto riguarda Myung, finalmente le sue capacità tecniche vengono messe maggiormente in evidenza. Il bassista, sia nei dischi che nel live, è sempre stato un po’ “nascosto”, il suo basso un po’ troppo “dentro” rispetto al genere, probabilmente messo in ombra da chitarra e batteria. Qui si prende la sua rivincita e segna un cambio di linea bene evidenziato, ad esempio, nel bellissimo basso fretless di “through her eyes”. LaBrie, a sua volta, rimane un ottimo cantante soprattutto in studio (qui raggiunge vette eccelse di interpretazione) e, dicono, sembra essersi ripreso anche nel live. La batteria e le trame trascritte nei testi di Portnoy (che firma le tre canzoni più belle, ovvero Strange Déjà vu, Home e Finally Free), fanno vibrare i nostri cuori all’unisono con quello dei protagonisti che, come ogni bella storia che si racconti, ci mancheranno ogni volta che finiremo di ascoltare quest’album. E cosa dire di Petrucci che non sia stato già detto circa la sua tecnica, bravura e caratura, come musicista e artista a tutto tondo? Ogni ulteriore parola potrebbe apparire superflua.

Questo concept album tocca livelli massimi di intrecci artistici: non parliamo solo dei vertici musicali, per i quali i maestri del Teatro del Sogno non hanno certo bisogno di commenti, ma anche degli elementi drammatici e scenici, che, nel loro essere sapientemente equilibrati, hanno reso l’album una vera e propria opera d’arte. Scenes From a Memory: Metropolis Pt. 2 non solo va ascoltato, ma va anche letto, sviscerato e vissuto.

1) Regression
2) Overture 1928
3) Strange Déjà vu
4) Through My Words
5) Fatal Tragedy
6) Beyond This Life
7) Through Her Eyes
8) Home
9) The Dance of Eternity
10) One Last Time
11) The Spirit Carries On
12) Finally Free

Buon ascolto da Marc Welder e Alex Mannucci

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