Marc Welder nasce a Providence, tra le parole di Lovecraft e Evangelisti e si laurea in Biblioteconomia alla Miskatonic University con tesi in Storia dell’Editoria. Da allora, la sua vita oscilla tra la scrittura creativa, la critica cinematografica e quella letteraria.
Marc Welder è la lente con la quale Marco Carletti (Taranto, 06/10/80) rielabora la sua passione per la Fantascienza e l’Horror, e l’amore per il Noir, in tutte le loro forme d’arte.
Se Carletti è il ricercatore, lo studioso, il collezionista, il bibliotecario, Welder è colui che specula, colui che salda le influenze trasformandole in nuove opere filtrate dalla propria sensibilità artistica.
Welder ha contribuito al blog Cronache di un Sole Lontano (due volte Premio Italia) sotto la guida di Sandro Pergameno (autorevole curatore, critico e saggista della fantascienza e del fantasy italiano), con il quale Carletti condivide una relazione viscerale per l’opera di Harlan Ellison.
Ciò ha portato Welder alla stesura di un saggio monografico (primo in Italia) dal titolo Scoprire Harlan Ellison pubblicato da OperaNarrativa, nato dal panel monografico dedicato all’autore e tenuto da Welder durante lo Sfestival con il quale collabora dal 2024.
Welder è stato nutrito da “padri spirituali” come Dick, Evangelisti, Gaiman, Ellroy, Leonard e, naturalmente, Lovecraft ed Ellison; mentre le sue visioni pericolose sono state plasmate da registi come Carpenter, Cronenberg, De Palma e Polanski, accompagnate delle musiche dei Killing Joke e Nine Inch Nails.
Ciò lo porta a sperare che in lui ci sia qualcosa di ognuno di loro, così come loro hanno attinto dai propri predecessori.
Sperare, d’altronde, non nuoce.
L’Intervista a Marc Welder
Con quale “illustre estinto” andresti a cena e cosa gli chiederesti?
Harlan Ellison. Se sono sulla strada giusta.
E tra i vivi, chi sceglieresti come commensale per una serata filosofica?
Alan Moore e Alejandro Jodorowsky.
Il pezzo forte della tua biblioteca: qual è il volume più prezioso (o quello a cui sei più legato)?
Sono due. Una prima edizione americana autografata da Stephen King e un’ottocentina del Paradiso Perduto di Milton con le incisioni di Gustave Dorè.
C’è un libro “maledetto” o introvabile a cui dai ancora la caccia tra i mercatini e le aste?
C’è… ci sono, ma sverlarli sarebbe sciocco.
Qual è il film che hai visto più volte e che continua a svelarti qualcosa di nuovo a ogni visione?
Blade Runner. Visto 26 volte, ognuna con occhi diversi.
Se la tua vita avesse una colonna sonora, quali gruppi o artisti non potrebbero mancare nella tracklist?
Killing Joke, Iced Earth, Nine Inch Nails, Vivaldi e Matt Uelmen.
Tra le tue passioni c’è la cucina e la saggistica scientifica: qual è il “piatto perfetto” da gustare leggendo di fisica o metafisica?
Piatti semplici, con poche lavorazioni. Quasi Zen. Possibilmente speziati.
Le tue sculture in filo spinato sembrano nate da una visione industriale: cosa cerchi di intrappolare in quel metallo?
Il dolore. Della carne, dell’anima, dell’essere vivi, della tecnologia usata per fare del male.
Un’ultima domanda: qual è il confine, per te, tra realtà documentata e immaginario fantastico?
È quello dove le fonti si esauriscono e si crea un divario nel quale l’immaginario ha la libertà di speculare.
Quali sono i libri che avrebbe voluto scrivere?
1984, Dune, Sfera, Metallo Urlante.
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