Credo fosse il 2019 quando sperimentai la sincronicità di Jung anche attraverso Ellison…

Mi ero appena imbattuto in un articolo su Neon Genesis Evangelion quando scoprii che il titolo della puntata 26 era ispirato a uno dei più noti racconti fantascientifici di tale Harlan Ellison: La bestia che gridava amore al cuore del mondo.
«Ah, curioso, non ricordo di averlo mai sentito nominare», liquidai la cosa con superficialità.
Tuttavia, in quegli stessi giorni, nei volumi che stavo leggendo, non solo ritrovai il nome di Ellison tra gli autori di Shadow Show (un omaggio a Ray Bradbury), ma il suo nome tornò a presentarsi con maggiore prepotenza in una raccolta di saggi di Valerio Evangelisti.
Lo scrittore bolognese, che ho ammirato e intervistato, lo annoverava tra gli autori “da non perdere”, in compagnia di Dick, Sturgeon e Sheckley, e fu allora che tutto apparve ancora più strano.

Possibile che nessuno mi avesse mai parlato di Ellison? Che non ricordassi neppure una delle sue opere? Che, per qualche ragione recondita, lo avessi rimosso o, peggio ancora, scartato?
E perché?
Quella convergenza di eventi mi stava mostrando qualcosa che fino ad allora non avevo voluto vedere: la mia ignoranza selettiva.
E lì arrivò l’epifania, e con lei cominciai a trovare Ellison ovunque.
Letteralmente.
Poco più avanti, nella stessa raccolta di saggi di Evangelisti, c’era un’introduzione a Idrogeno e idiozia di Ellison. Ma lo ritrovai anche in Questa non è la mia faccia di Gaiman, che mi attendeva sul comodino subito dopo insieme a The Sandman: Stagione delle Nebbie, del quale Ellison aveva scritto l’introduzione.
Strano, vero?

Ma non era finita, perché proprio in quei giorni stavo guardando la serie Masters of Science Fiction ed Ellison era anche lì, perfino in un cameo dell’episodio Gli Scarti, tratto da un suo racconto.
Come potevo ignorarlo ancora?
A quel punto iniziai a guardarmi indietro.
E capii.
Come un amico invisibile, lo ritrovai anche nel mio passato: l’avevo visto in Star Trek, in The Terminator, nel videogioco Non ho bocca, e devo urlare. Era persino in un capitolo di Danse Macabre di Stephen King che avevo trascurato e in alcune raccolte di fantascienza, thriller e noir lette anni prima. E non me n’ero accorto.

Riunendo i frammenti, però, realizzai che Ellison era sempre stato lì, tutto intorno a me, e la sua influenza sul mondo del fantastico era stata pervasiva.
Scoprii che aveva scritto oltre 1700 tra racconti, articoli, recensioni, introduzioni e sceneggiature, e che aveva vinto decine di premi tra Hugo, Nebula, Stoker e Locus.
Eppure nessuno ne parlava.
Ma com’era possibile?
Non aveva senso.
Che fosse stato discriminato? Dimenticato?
Ma perché?
Cercai le opere tradotte in italiano, ma in commercio trovai pochissimo. Restavano soprattutto vecchie edizioni, spesso difficili da reperire e vendute a prezzi elevati. E, oltre a Idrogeno e Idiozia, c’era l’antologia Dangerous Visions, arrivata negli anni Ottanta con “soli” vent’anni di ritardo.

Tra le pubblicazioni del nuovo millennio, invece, c’era un fumetto: 7 Contro il Caos. Un capolavoro bistrattato e incompreso.
Quella sete di conoscenza, tuttavia, mi portò a cercarlo altrove, ovunque, in tutte le forme.
Ero spinto da un desiderio di comprendere Ellison nella sua dimensione più profonda e personale: come artista, come uomo e come esempio di una sensibilità e di una compassione che sentivo profondamente affini.
E più lo leggevo, più sentivo il bisogno del suo acume, delle sue riflessioni, delle sue critiche e delle tematiche attraverso cui esplorava la complessità della natura umana.

Spinto da quella sete, ho trascorso anni di ricerche su opere, interviste, testi critici, testimonianze e fonti internazionali. Finché non è sorto il desiderio di condividere con altri appassionati, del fantastico e non, la mia stessa epifania: far riscoprire Ellison e provare, attraverso di lui, a guardare con occhi diversi molti scrittori, opere e influenze che attraversano il panorama contemporaneo.
Quantomeno, dovevo tentare.
Fu allora, nel 2024, che arrivò la prima edizione dello SFestival di Roma. Mi chiesero una consulenza cinematografica e lì decisi di osare, proponendo un panel divulgativo dedicato a Harlan Ellison. E accettarono.
Fortuna volle che quella mattina, tra il pubblico, ci fosse Andrea Franco, editore di OperaNarrativa, che comprese l’importanza di riportare Ellison al centro del discorso e mi propose di scrivere un saggio. Un saggio al quale stavo già lavorando e che aspettava soltanto di trovare il suo posto nel mondo editoriale.
Un saggio che non era che la naturale conseguenza di tutti quegli anni di studio.
Un libro che aiutasse a comprendere la grandezza e l’influenza di Ellison.
Un libro che, da domani, spero possa portare “l’epifania Ellison” nella vita di qualcun altro.
Marc Welder
