Crimes of the Future di David Cronenberg: la recensione  

Crimes of the Future di David Cronenberg: la recensione  

Crimes of the Future

Assistere a Crimes of the Future di David Cronenberg è stato come ripercorrere la sua filmografia. Una passeggiata quasi nostalgica tra elementi e temi a lui cari: il body-horror di The Brood e Videodrome, con l’evoluzione dei tumori in nuovi organi unita ad un finale in stile “gloria e vita alla nuova carne”; l’evoluzione dei “pod” e dell’erotismo della biotecnologia di eXistenZ; il feticismo chirurgico figlio diretto di Crash.  
Un tuffo nel passato corredato dalla diciottesima colonna sonora firmata dell’immancabile Howard Shore. 

Interamente girato all’interno di un magazzino, Crimes of the Future è visionario, disturbante e, in attesa dell’uscita in Italia (24/8) e in altri paesi, per adesso anche un flop finanziario, soprattutto a causa dei distributori americano e canadese che hanno deciso di non concedere al film una campagna di marketing di alto profilo.  

Ad aver fatto desistere i distributori dall’investimento probabilmente è stato l’esito della presentazione al Festival di Cannes 2022, che ha diviso la critica tra il turbamento di alcuni spettatori e l’estasi dei cinefili. Proprio per questa natura controversa, Crimes of the Future si lega fortemente al gusto personale e più che le recensioni a caldo sarà il tempo a definire se sarà un flop o un cult. 

Il film sancisce il ritorno del regista non solo alla fantascienza, ma anche alla sceneggiatura dai tempi di eXistenZ. Sceneggiatura che potrebbe apparire un po’ stantia trattandosi dell’adattamento di un progetto chiamato “Painkillers” vecchio di vent’anni (2002).  

Come per altre opere di Cronenberg, però, dietro l’apparenza c’è un tema che ricorre e che è riassumibile nello slogan della Performance Art del film: “Body is Reality”. 

Crimes of the Future

Nuda, cruda, ferita, mutata, evoluta, artistica: la carne e la “nuova carne” sono l’unica realtà del futuro. Per Cronenberg non esiste un Altrove, ma solo la carne e la biologia umana che si adattano, mutano (nel bene e nel male) e si evolvono per scongiurare l’estinzione della specie.  

Una visione antropocentrica che guarda oltre la salvaguardia dell’ecosistema ormai fallita puntando sull’evoluzione umana, che in un mondo di spazzatura e plastica darà vita ad una nuova razza di esseri in grado di cibarsene.  

Una visione che trascende in un finale mistico di estasi messianica e di “gloria e vita alla nuova carne”. 

All’età di quasi ottanta anni, qualcuno potrebbe pensare che Crimes of the Future possa essere un canto del cigno del regista, peccato solo che sia già a lavoro su un nuovo film con Vincent Cassel dal titolo The Shrouds

Buona visione da Marc Welder 

… e gloria e vita a David Cronenberg! 

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